Competitività dell’ortofrutta italiana: le strategie di Nomisma-Unaproa

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La diagnosi è sempre la stessa, la ricetta non cambia. Aggregazione, internazionalizzazione, incremento dei consumi, sostegno istituzionale, innovazione di prodotto e di processo: le vie della competitività sono ancora queste, ma si deve passare dalle parole ai fatti. Altrimenti si arretra a vantaggio di competitori, vicini e lontani, che non stanno alla finestra.

Nell’ambito del sistema agricolo italiano, la produzione ortofrutticola si configura come segmento di assoluto rilievo per i valori strutturali, produttivi, economici ed occupazionali che esprime. A ciò si aggiunge la presenza in alcuni bacini territoriali di vere e proprie aree di specializzazione, dove gran parte del valore economico generato dal settore agricolo è riconducibile all’ortofrutta, garantendo la sopravvivenza delle aziende agricole, la produzione di beni pubblici e, di riflesso, la vivacità socio-economica di interi sistemi locali. Alla luce di tale importanza, il II Rapporto Nomisma–Unaproa sulla competitività del settore ortofrutticolo nazionale ne ha delineato – in continuità con la precedente edizione – lo stato di salute tramite una fotografia strutturale, produttiva ed economica aggiornata, rilevando al contempo criticità, punti di forza e spunti per rilanciarne la competitività.
Il ruolo di primo piano che il settore ortofrutticolo ricopre nel sistema agricolo nazionale emerge innanzitutto dalla numerosità e diffusione territoriale delle imprese agricole impegnate nella produzione di ortaggi (in piena aria e in serra), frutta, agrumi, patate e legumi: secondo i dati più aggiornati (Eurostat, 2013), nel nostro Paese un agricoltore su tre coltiva ortofrutta, per un totale di circa 330.000 aziende, con una maggiore rilevanza delle realtà impegnate nella produzione di frutta (quasi 147.000 aziende), di ortive in piena aria (circa 67.000 realtà) e di agrumi (42.950 aziende). Le dinamiche delle superfici investite e gli andamenti produttivi che negli ultimi anni hanno interessato il comparto sono state differenti per le varie specializzazioni orticole e frutticole: se per le ortive le principali produzioni in serra hanno mostrato andamenti positivi rispetto ad una media di comparto tendenzialmente negativa (in particolare per le forti riduzioni delle produzioni in piena aria), per la frutta, invece, alcune produzioni hanno mostrato una tenuta (kiwi, mele), mentre altre (tra cui pesche e nettarine) hanno confermato lo stato di crisi ormai in atto da qualche anno.
Analisi economica interna
Le aziende agricole ortofrutticole sono contraddistinte da forti caratteri di polverizzazione e frammentazione produttiva, criticità che frena la capacità competitiva del sistema, ma che grazie all’azione delle strutture organizzate (Organizzazioni di produttori – Op) è stata via via marginalizzata ed ha permesso alle aziende socie di Op di poter continuare ad esercitare la propria attività produttiva anche in un contesto competitivo in cui le ridotte dimensioni aziendali e l’organizzazione su base individuale non avrebbero consentito la sostenibilità economica.

Leggi l’articolo completo su Frutticoltura n. 9/2016 L’Edicola di Frutticoltura

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