Non solo fragoline nel panorama dei piccoli frutti della Campania

    fragoline

    Aumenta l’interesse per i “piccoli frutti” sia per le buone caratteristiche nutrizionali sia per l’impegno dei ricercatori che consentono l’impiego di varietà particolarmente interessanti e di tecniche di coltivazione sempre più valide.

    «Oltre alla fragolina - ci riferisce Giuseppe Capriolo dell’unita di frutticoltura del Cra Caserta - in ordine di importanza decrescente, troviamo il mirtillo gigante, il cui incremento di domanda è dovuto anche all’eccellente opera di comunicazione sulle proprietà nutrizionali, ben percepite dal consumatore. A seguire il lampone, per il quale, oltre alle tradizionali varietà a frutto rosso, si stanno diffondendo nuove varietà a frutto giallo, con frutti caratterizzati da scarsa acidità che si prestano anche a diventare un ottimo ornamento per preparazioni culinarie. Infine il rovo inerme, con la sua accentuata vigoria vegetativa, ed il ribes dai caratteristici grappoli, contraddistinti però da elevata acidità».

    Dati oggettivi e condivisi per una razionale scelta varietale, vengono forniti ogni anno dal progetto “Liste di orientamento varietale dei fruttiferi” promosso da Mipaaf e Regioni, che per il ventiduesimo anno elargisce preziosi contributi agli imprenditori.

    «La principale problematica afferente le tecniche di coltivazione - spiega Capriolo - rimane, a seconda delle singole specie, la potatura. Infatti nonostante la tematica sia stata ampiamente trattata ed è attualmente oggetto dei nuovi disciplinari in corso di emanazione, gran parte degli agricoltori non segue le indicazioni fornite dai tecnici. Ad esempio, per il lampone a raccolta continua, a fine inverno non si opta per il taglio a livello del suolo di tutti i tralci che hanno prodotto. Inoltre, quando i nuovi getti raggiungono i 30 cm di altezza, gli stessi andrebbero diradati lasciandone 10 per metro lineare e poi lasciati crescere liberamente».

    Interventi sulla mora

    Altra specie che necessita di accurati interventi di potatura è la mora.

    «Per questa specie - precisa il nostro interlocutore - la potatura di formazione viene eseguita scegliendo il primo anno due polloni, preferibilmente vigorosi, che vengono cimati ad un’altezza variabile in base alla vigoria e legati al primo filo dell’impalcatura, aspetti tecnici che il più delle volte vengono ignorati».

    Generalmente per migliorare la qualità dei frutti, la coltura, ove non protetta in origine, viene coperta durante l’intera fase di raccolta, mediante posizionamento al di sopra della vegetazione di teli plastici.

    «Le produzioni ottenute a livello locale - prosegue lo sperimentatore - vengono convogliate prevalentemente sui mercati nazionali e alla Gdo, oltre a programmate forniture locali».

    I principali concorrenti delle produttori campani sono, in Italia, quelle del Piemonte e per quanto riguarda l’estero i Paesi dell’Est Europa.

    «In futuro, conclude Capriolo, il comparto potrà evolversi promuovendo l’innovazione varietale (frutti più gustosi, serbevoli e meno sensibili alle fitopatie), l’agrotecnica (forme di allevamento e apporto di calcio) ed una corretta gestione del post-raccolta unitamente a una migliore organizzazione della logistica».

     

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