Chiesta una legge per riequilibrare i poteri, ma per Coldiretti la crisi nasce dentro le op

MACFRUT: Ortofrutta e gdo, rapporti più equi

Italia come Francia. Con una legge che dovrà regolare i rapporti fra produttori ortofrutticoli e grande distribuzione per ribilanciare i poteri contrattuali.

La promuove Tiberio Rabboni, assessore all'Agricoltura dell'Emilia-Romagna: «Nelle prossime settimane presenterò ai parlamentari della commissione Agricoltura di Camera e Senato una proposta condivisa con le altre Regioni». Ma sollecita al contempo un'iniziativa per armonizzare gli accordi anche a livello comunitario.

Al convegno inaugurale di Macfrut il dito è puntato sulla gdo e la Francia è il modello da seguire con la sua recente legge che regola per contratto i rapporti produttori-acquirenti. Durata non inferiore ai 3 anni con definizione di volumi, caratteristiche dei prodotti, modalità di consegna, determinazione dei prezzi, fatturazione e pagamento. Vietati dilazioni, ribassi e ristorni dopo la fatturazione. Se poi la congiuntura è sfavorevole, la Francia prevede la calmierazione dei margini lordi della gdo. E per le imprese commerciali che non aderiscono all'accordo nazionale scatta un'addizionale alla tassa sulle superfici commerciali

In attesa del legislatore, Luciano Trentini, direttore del Cso di Ferrara, presenta una raccolta delle lagnanze dei produttori verso la gdo: tempi lunghi di pagamento (da 75 a oltre 100 giorni); sconti di fine anno sul fatturato (dal 2 al 12%); aumento delle promozioni (da due a tre volte alla settimana) con sconti dal 20 al 30%; mancato rispetto delle norme sulla qualità; personalizzazione dei capitolati di fornitura (è il caso dei residui con capitolati diversi a seconda del paese di destinazione).Trentini propone: «Pagamenti a 30 giorni, fatturazione a prezzo netto, promozioni regolamentate e vendite sotto costo disciplinate».

Rispondono agli attacchi le due catene italiane della gdo, quelle peraltro più aperte al dialogo e pronte al confronto. «Ci attribuite troppo potere. In Italia la gdo rappresenta il 40-50% del mercato; in Francia la sola Leclerc fa quasi il 90% della gdo. Il problema è anche il Sud dove il nostro concorrente è l'ape car. C'è un mercato troppo libero che diventa nostro concorrente» afferma Claudio Gamberini di Conad.

E Roberto Fiammenghi di Coop Italia entra nei particolari: «Non vorrei che il mondo produttivo italiano spostasse troppo il ragionamento sulle regole rispetto alla soluzione dei problemi, per l'ortofrutta di stagione in particolare. Chiediamoci semmai perché abbiamo perso il 15% dei consumi negli ultimi dieci anni e come vanno incentivati. Il problema è anche la regolazione della produzione: se la gdo fa il 57% delle vendite, le eventuali nuove regole per chi valgono? Anche per i piccoli produttori? E i dettaglianti? Nel 57% di ortofrutta venduta dalla gdo, il 15% è costituito da IV e V gamma». Dunque attenzione a ricopiare troppo fedelmente la Francia dove «la frutta venduta fuori dal circuito della gdo è solo il 10%».

E per interrompere la spirale del calo dei consumi, Fiammenghi suggerisce: «Bisogna agire non solo sulla leva del prezzo, ma attraverso gli assortimenti e inviare messaggi chiari e precisi». Infine consiglia di guardare con attenzione agli ortaggi (60% dei consumi italiani di ortofrutta): «Hanno forti prospettive di sviluppo e opportunità di diversificazione, dai primi ai contorni».

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