Raccolta mele, flessione a livello globale

raccolto
apples in red and green close up
L’offerta cala del 5% in Italia. Contrazione simile nella produzione europea

Il raccolto di mele del 2015 in Italia è stimato in 2.327.610 tonnellate (fonte Assomela/Cso) con una flessione del 5% rispetto all’anno precedente. A livello europeo la produzione è di circa 12 milioni di tonnellate e, rispetto al 2014, l’offerta evidenzia un calo del 5%.

In Europa, il principale produttore è la Polonia che vanta un raccolto invariato rispetto al 2014 (3,75 milioni di t).

Tra gli altri Paesi spicca il dato relativo alla Germania che stima un calo produttivo del 21% rispetto all’anno precedente.

Questo elemento assume particolare rilievo in quanto la Germania continua ad essere il principale mercato di sbocco delle mele italiane.

In Francia, invece, si stima un incremento del 10% rispetto all’anno precedente.

 

I prezzi all’origine

Per quanto concerne il mercato, in Italia le notizie relative alla riduzione dell’offerta hanno determinato un aumento delle quotazioni all’origine rispetto alla campagna commerciale 2014/15.

In generale, ossia facendo una media di tutte le diverse varietà e di tutti i calibri, nella seconda settimana di novembre in Italia si osserva un incremento del prezzo franco magazzino del 19% rispetto alla stessa settimana del 2014 e una flessione del 15% rispetto al 2013 (tab. 1).

Con riferimento al prezzo franco magazzino delle principali varietà si segnala per:

-   Golden delicious un incremento del 27% rispetto al 2014, con variazioni percentuali superiori per i calibri più piccoli. Sulle piazze di Bolzano e Trento gli incrementi sono più contenuti;

-   Gala, aumenti molto consistenti rispetto al 2014 sulle piazze di Bolzano e Trento e una flessione rispetto al 2013;

-   Stark la variazione percentuale è molto elevata e gli incrementi maggiori sono registrati per i calibri più piccoli;

-   Fuji, gli incrementi sono molto elevati su tutte le piazze. Le variazioni percentuali maggiori riguardano i calibri più piccoli;

-   Cripps pink, gli incrementi interessano tutti i calibri, le percentuali maggiori sono relative ai calibri più piccoli;

-   Renetta, sulla piazza di Trento i prezzi sono sui livelli del 2013 e in aumento del 21% rispetto al 2014;

-   Annurca, i prezzi sono in aumento del 15% rispetto al 2014 e sono in calo del 10% rispetto al 2013.

 

Gli scambi internazionali

Usa, Cina e Italia sono i principali esportatori a livello mondiale, mentre Francia, Cile, Polonia, Nuova Zelanda e Repubblica Sudafricana svolgono il ruolo di inseguitori, follower.

Nell’ultima campagna commerciale, che va da agosto 2014 a luglio 2015, l’Italia ha raggiunto livelli record di esportazioni, con circa 1.13 milioni di t spedite in ben 93 diversi Paesi ed introiti che hanno superato gli 806 milioni di €.

Se si guarda ai risultati delle ultime dieci campagne commerciali si osserva un trend positivo delle esportazioni dell’Italia che in termini di volumi spediti sono cresciute da 790mila della campagna 2005/06 a 1,13 milioni di t dell’ultima campagna (fig. 1).

Per quanto riguarda gli introiti, nel periodo in esame si passa da 425 milioni di € ad oltre 806 milioni dell’ultima campagna.

La dinamica positiva generale nasconde tendenze opposte registrate sui mercati comunitari e su quelli dei Paesi extra Ue.

In particolare, le spedizioni verso i Paesi Ue sono diminuite del 5% soprattutto a causa della flessione delle spedizioni verso la Germania che comunque si conferma il primo mercato di sbocco per le mele italiane.

In termini relativi, la quota di esportazioni italiane verso i Paesi Ue è scesa dall’85% della campagna 2005/06 al 78% del 2010/11, fino al 61% dell’ultima campagna.

Di conseguenza, la quota in volume dell’export verso i Paesi terzi si è mossa in maniera opposta crescendo dal 15% del 2005/06 fino al 39% del 2014/15 (tab. 2).

La Germania è ancora il primo mercato di sbocco ma i quantitativi esportati si sono ridotti e, in termini relativi, siamo passati da una quota del 46% del 2005/06 al 26% dell’ultima campagna.

Il trend negativo ha caratterizzato anche le esportazioni verso Regno Unito, Belgio, Austria e Grecia. Di contro, tra i Paesi Ue sono aumentate le esportazioni verso Spagna e Paesi Bassi.

 

Paesi extra Ue

Come accennato, la dinamica positiva dei volumi esportati è imputabile essenzialmente alla crescita delle esportazioni verso i Paesi extra Ue. Nella campagna 2005/06, queste ammontavano a circa 115mila t, mentre nell’ultima campagna hanno superato 440mila t, aumentando di circa quattro volte.

L’exploit è venuto dal Nord Africa.

Le esportazioni verso quest’area sono passate da un peso del 2% della campagna 2005/2006 al 21% di questa ultima campagna.

In particolare, nell’ultimo anno commerciale l’Egitto si è piazzato al secondo posto tra i clienti dell’Italia alle spalle della Germania. Oltre all’Egitto, troviamo l’Algeria al quarto posto e la Libia al quinto.

Inoltre, sono cresciute le esportazioni verso la Penisola Arabica, principalmente Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, ma anche Kuwait, Qatar e Bahrein.

Nell’ultima campagna ha guadagnato posizioni la Giordania che si è attestata in undicesima posizione con circa 26mila t. Tra i nuovi mercati di sbocco si segnalano anche India, Brasile e Serbia.

Un discorso a parte merita la Russia, le cui esportazioni nell’ultima campagna sono state penalizzate dalla crisi economica e dalla crisi politico militare con Ucraina ed Unione Europea.

Negli ultimi dieci anni le esportazioni verso la Russia sono cresciute fino a superare le 50mila t nella campagna 2010/11, salvo poi invertire la rotta e praticamente azzerarsi nell’ultima campagna.

*Ismea

 

Leggi l'articolo completo di grafici e tabelle su Terra e Vita 48/2015 L’Edicola di Terra e Vita

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome