Con la direttiva in attesa di pubblicazione sulla G.U. europea regole più efficaci per il settore

Succhi con frutta, ma senza zuccheri

Dopo un periodo transitorio di 18 mesi sarà bandita l’indicazione in etichetta di eventuali aggiunte

L'8 marzo il Consiglio Ue ha ratificato il compromesso raggiunto al Parlamento europeo il 14 dicembre scorso, per la revisione della direttiva 112/2001 su succhi e nettari di frutta. La nuova direttiva, in attesa di pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale », nasce dall'esigenza di aggiornare la legislazione rispetto alle evoluzioni del Codex alimentarius e al progresso tecnico-produttivo.
Natura e requisiti di succhi («100% frutta») e nettari restano inalterati. Questi ultimi devono contenere un quantitativo minimo di frutta: 50% per mele, pere, pesche, agrumi, ananas; 40% per albicocche, mirtilli, fragole; 25% per frutti dal succo acido (es. frutto della passione) o molto polposi (es. banana). Limitati allo strettissimo indispensabile gli additivi ammessi; no a coloranti e aromi aggiunti.
L'aggiunta di zuccheri ai succhi di frutta non è più consentita. Finora era possibile (fatti salvi i succhi di pera e uva), anche se di fatto l'industria italiana da parecchi anni ormai privilegiava la formula «senza zuccheri aggiunti », proprio per valorizzare la massima naturalezza del prodotto.
L'informazione «senza zuccheri aggiunti» sui succhi potrà ancora venire utilizzata, ma solo per un periodo transitorio di 18 mesi. «Il legislatore comunitario ha introdotto la facoltà di riportare in etichetta un avviso per informare i consumatori sul fatto che a partire da una certa data i succhi non potranno contenere zuccheri aggiunti - spiega Franca Peron di Aiipa, associazione delle imprese di trasformazione -. Ma a prescindere da tale dicitura, ciò che conta è che i succhi si identificano integralmente con il frutto di provenienza, sono ottenuti con procedimenti fisici o meccanici e rappresentano una delle possibili migliori modalità di trasformazione della frutta».
I succhi di frutta ottenuti da concentrato sono soggetti a precisi requisiti di produzione e di prodotto, per garantire il mantenimento delle caratteristiche fisiche, chimiche e organolettiche e nutritive essenziali di un succo direttamente ottenuto dal frutto di riferimento. La nuova direttiva - in linea con il Codex - ammette che la restituzione degli aromi eventualmente persi nel processo di concentrazione sia facoltativa. Si risolvono in questo modo alcuni problemi tecnologici e, soprattutto, si evita il paradosso di imporre restituzioni aromatiche peggiorative del profilo originario.
Tutti i nettari di frutta (che in Italia possono venire definiti come «succo e polpa », quando fabbricati esclusivamente con puree di frutta) possono venire realizzati senza aggiunta di zuccheri. Ma la direttiva inspiegabilmente si discosta dalle norme stabilite nel cosiddetto «regolamento claim», poiché esclude la possibilità di indicare «senza zuccheri aggiunti » - solo per i nettari di frutta, ma non anche per altre bevande, ad esempio - nel caso siano stati impiegati edulcoranti. Le rappresentanze di Italia, Regno Unito, Francia, Spagna e Portogallo hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta per esprimere la loro preoccupazione, invitando il legislatore ad astenersi in futuro da norme discriminatorie di questo tipo.
Il pomodoro viene inserito nella categoria dei frutti, ai fini dell'applicazione della direttiva, e il suo succo viene sottoposto alle regole generali di composizione ed etichettatura (comprese le quantità minime di succo-purea previste per la fabbricazione di nettari, 50 per cento).
La riforma prevede dunque l'aggiornamento di alcuni dettagli relativi alla produzione e l'introduzione di nuovi limiti all'informazione al consumatore. Mentre la proposta originaria della Commissione tendeva a penalizzare ingiustamente i nettari (succhi e polpa) rispetto a ogni altra bevanda zuccherata, imponendo la dicitura «con zuccheri aggiunti» accanto alla denominazione di vendita. E che al Parlamento era invece stata ventilata l'ipotesi di ammettere la presenza di succo di mandarino sino al 10% nei succhi di arancia, senza neppure darne avviso in etichetta.
Due gravi rischi messi da parte grazie all'impegno dell'industria italiana dei succhi di frutta che ha potuto contare sul supporto sia del ministero delle Politiche agricole, che degli eurodeputati italiani. I quali hanno contribuito alla definizione di soluzioni equilibrate nel difficile dibattito parlamentare.

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