Per conquistare il mercato servono prodotti meno ordinari

Non bastano Igp e tipicità produttiva:l’allargamento delle tradizionali quote di mercato e la possibilità di penetrazione sui nuovi sbocchi commerciali discendono da un’efficace capacità di valorizzare la diversità dell’offerta italiana.

L’Italia è il Paese mediterraneo leader nella coltivazione delle uve da tavola. La produzione nazionale annua si aggira su 1 Ml di t e si concentra in poche regioni del Centro-Sud. Puglia e Sicilia, insieme, forniscono oltre il 90% dell’uva, mentre il resto dell’offerta si ripartisce tra Lazio, Abruzzo, Basilicata e Sardegna. Il legame con il territorio è comprovato anche da tre tipologie di Indicazione geografica protetta (Igp): “Uva da tavola di Canicattì”, “Uva da tavola di Mazzarone” ed “Uva di Puglia” (varietà specifiche coltivate ad altitudini al di sotto dei 330 m sul livello del mare).
Le diverse varietà di uva da tavola presenti sul mercato si distinguono tra loro, tra l’altro, per le caratteristiche specifiche di colore dell’acino (verde dorato, rosso, bluastro o violaceo scuro), la forma (sferica, grossa o piccola, oblunga) e le dimensioni dei chicchi. Da un punto di vista commerciale il colore del frutto (uve bianche, uve nere) è il criterio più immediato usato per segmentare la domanda. La produzione nazionale offre all’attenzione degli operatori commerciali almeno cinque diverse varietà (Cardinal, Italia, Victoria, Red Globe, Matilde ed altre numerose cultivar, comprese le apirene). La richiesta dei mercati è ampia e travalica anche i confini nazionali. Nel 2012 l’uva da tavola è stata il secondo prodotto esportato dall’Italia (circa 500.000 t), preceduta soltanto dalle mele (poco meno di 950.000 t). L’uva da tavola può venire dunque considerata come uno dei prodotti di punta dell’export ortofrutticolo italiano. Nel 2012 il giro d’affari generato sui mercati esteri è stato di poco inferiore ai 600 Ml €, per l’86,6% realizzati sul mercato dell’Ue e per la restante parte nei Paesi extra-comunitari (Tab. 1) La tabella 1 mostra che in ambito Ue la quota prevalente delle vendite di uva da tavola si registra in due Paesi: Germania e Francia. Nel 2012 la Germania, da sola, ha assorbito poco meno di un terzo (28,5%) dell’export complessivo in valore dell’Italia; la cifra realizzata si è mantenuta sostanzialmente stabile rispetto al 2011 (+0,7%). La Francia, a sua volta, ha importato dall’Italia uva da tavola per oltre 100 Ml €, confermandosi anch’essa un mercato importante, rimasto all’incirca sui livelli dell’anno precedente (+0,5%). In complesso, verso questi due Paesi si è diretta poco meno della metà delle esportazioni (48,4%) dell'Italia. Al terzo posto come destinazione dell’uva italiana si è collocata la Polonia, verso la quale, nel periodo considerato, si è diretto prodotto per circa 60 Ml €, cioè il 6,6% in più rispetto all’anno precedente.
La Polonia si conferma quindi un’interessante alternativa per le esportazioni italiane (vedi Box). Nel resto dell’Ue vi è stato un leggero calo dell’export (-1,6% sul 2011), ma il saldo finale si è mantenuto, seppur di poco, positivo (+0,4% sul 2011). Nel 2012, un notevole impulso all’export dell’uva da tavola è stato dato anche dai Paesi extra-comunitari. Tra i primi tre Paesi di destinazione si è segnalata le Federazione Russa, verso cui i flussi in uscita hanno fatto segnare una crescita del 44%. La Svizzera, che rimane comunque la principale destinazione dell’uva da tavola al di fuori dell’Ue, si è mantenuta stabile (+0,04%), mentre vi è stato un incremento generalizzato dell’export (62,6%) verso altri Paesi terzi: Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, ecc... Malgrado le buone “performance” del 2012 va comunque ricordato che il mercato extra-comunitario vale sei volte meno di quello dell’Ue (79 Ml € contro 510), motivo per cui è sul mercato interno che va comunque mantenuta alta l’attenzione per capire quali prospettive e quali nuovi sbocchi si aprono all’Italia. L’uva da tavola ha un consumo stagionale e lo scaglionamento del periodo di immissione sul mercato incide in modo importante sull’andamento della campagna commerciale, soprattutto all’estero, dove l’offerta italiana si confronta con quella degli altri Paesi mediterranei. In tal senso, può essere utile analizzare il posizionamento competitivo dell’uva da tavola italiana rispetto alla concorrenza sul principale mercato di destinazione: la Germania (Fig. 1). Le quotazioni dell’uva da tavola sul circuito dei mercati all’ingrosso tedeschi (Amburgo, Berlino, Colonia, Monaco e Francoforte) dimostrano che, nella prima parte del 2013 (maggio-novembre), l’Italia si è affacciata sul mercato tedesco con continuità sin dalla seconda metà del mese di maggio, con le varietà Black Magic e Victoria (indicate come provenienti dall’Italia), mentre la concorrenza era incentrata sulle varietà dei Paesi dell’altro emisfero (ad es. il Cile con Red Globe, Crimson e Sultanina-Thompson Seedless). In questo periodo le quotazioni (stimate come medie semplici dei prezzi di ogni varietà) si sono attestate sui 4 €/kg. Degli altri Paesi mediterranei il primo ad affacciarsi sul mercato tedesco nel 2013 è stata la Spagna con tre varietà: Festival, Superior Seedless e Sugraone. Nel mese di luglio l’offerta italiana si è ampliata affiancando a Black Magic e Victoria prima Italia e, poi, Palieri (fine luglio). Ad inizio luglio l’offerta complessiva di uva da tavola si è arricchita del prodotto turco (Perlette, quotata intorno a 2 €/kg) e verso fine luglio di quello greco (Superior e Thompson Seedless, 2,5 €/kg). Da agosto in poi il nostro Paese ha avuto la “leadership” dell’offerta varietale, aggiungendo alle varietà già citate anche Crimson Seedless e Red Globe. Ad inizio settembre, con l’apparizione di Regina, sui mercati all’ingrosso tedeschi sono state quotate, contemporaneamente, 8 diverse varietà di uva da tavola di provenienza italiana. In questo periodo è poi arrivato anche il prodotto francese (Alphonse Lavallée, quotata a 2,4 €/kg). Con l’avanzare della campagna l’offerta degli altri Paesi mediterranei (Spagna, Grecia e Turchia) si è circoscritta a Thompson e Crimson Seedless e Red Globe. Le quotazioni di tutte le varietà sono poi progressivamente scese con l’avvicinarsi della fine dell’anno. L’uva è al quarto posto della lista della spesa pro-capite delle famiglie tedesche (dopo mele, banane e fragole), con circa 13 €/anno per famiglia (su un totale di 151 €/anno per la frutta fresca).
Nei primi sei mesi del 2013 (gennaio-giugno) i consumi di uva da tavola delle famiglie tedesche sono rimasti invariati, malgrado una forte crescita dei prezzi al consumo (+17%; fonte: AMI), quindi le prospettive potrebbero essere buone per il prodotto mediterraneo. Tuttavia, l’analisi ha mostrato che la grande disponibilità varietale dell’Italia consente ampi spazi ad una politica di valorizzazione del prodotto che vada oltre la semplice distinzione tra colori (uve bianche e nere) per proporre, all’interno di queste due categorie, delle soluzioni specifiche per ogni varietà, declinate sulle particolari proprietà del frutto quali, ad esempio, la sicurezza (assenza di residui chimici, lotta integrata e biologica), la salubrità (profilo nutrizionale) e così via, fino agli aspetti gustativi (apirene e non) ed informativi (marchi di origine). Una varietà come Italia, dai grandi acini bianchi, è facilmente identificabile dall’aspetto, prima ancora che dall’origine. Altre varietà che non hanno queste caratteristiche così distintive andrebbero comunque sostenute con un marketing che, di volta in volta, ne esalti le peculiarità.

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