SPECIALE MELO

Innovazione e organizzazione, le uniche risposte per uscire dalla crisi

Prima di addentrarci in alcune valutazioni sul raccolto e sulla campagna commerciale 2014-15 vale come sempre la pena commentare brevemente la stagione 2013-14. Il contesto commerciale non è certo stato dei più favorevoli. La produzione comunitaria definitiva si è assestata poco sotto 11 Ml t, volume che si può definire “critico”. La qualità delle mele è stata condizionata da una primavera molto piovosa che, sia pur in misura differente tra i diversi Paesi e le diverse regioni, ha portato a frutti di calibro mediamente inferiori al normale, con una maggiore incidenza di frutti non commerciabili. Nonostante i problemi di “stagione”, le vendite si sono sviluppate con molta regolarità, secondo i piani programmati, e ad agosto 2014 le scorte erano ormai in via di esaurimento. I prezzi di vendita hanno risentito delle tensioni di mercato, ma tutte le maggiori Organizzazioni di Produttori si avviano alla chiusura dei bilanci con una moderata soddisfazione, giustificata dalla consapevolezza di essere riusciti a valorizzare al meglio il prodotto anche in condizioni di mercato costantemente difficili.
 
La produzione 2014 e le prospettive future
 
Europa
Le previsioni di produzione 2014 nel bacino comunitario a 28 Paesi (Tab. 1) si posizionano di poco sotto i 12 Ml t, volume “record” mai ottenuto in Europa, con un aumento del 9% rispetto al consuntivo 2013. Tutti i Paesi dell’area comunitaria segnalano volumi stabili o in crescita anche importante, con la sola Francia in leggera contrazione. Tra i “player” più importanti, notevoli sono le produzioni previste per Polonia (+12%), Germania (+29%) e Italia stessa (+13%), ma molti altri seguono tale trend. La qualità, in generale, viene segnalata buona o molto buona, con calibri superiori e poca incidenza di patologie o grandinate. Un primo aggiornamento “ufficioso” di fine settembre risulta sostanzialmente “confermativo” di quanto previsto ad agosto.
Italia
 L’Italia segue il trend comunitario e, con una previsione di 2, 39 Ml t, segna a sua volta un record di produzione. Il risultato è frutto di una primavera ottimale, che ha favorito l’impollinazione e lo sviluppo dei frutti nei mesi di maggio e giugno. A fronte delle prime indicazioni riguardo alle prospettive produttive europee, i frutticoltori si sono diligentemente impegnati nel lavoro di diradamento manuale, bilanciando il carico produttivo delle piante. Un’estate fresca, con piovosità regolare, ha infine supportato lo sviluppo dei frutti, che sono arrivati a maturazione in condizioni ottimali nei mesi di settembre ed ottobre. La raccolta è stata accompagnata da clima mite ed asciutto, con temperature che nelle fasce collinari hanno favorito lo sviluppo di una colorazione dei frutti intensa e caratteristica. Il lavoro di eliminazione manuale dei frutticini malformati nel corso dell’estate ha facilitato le operazioni di raccolta ed il prodotto conferito è risultato di ottime caratteristiche organolettiche e di calibro mediamente superiore al normale. L’incidenza di frutti da destinare all’industria di trasformazione rientra nella normalità, attorno al 10% del totale raccolto. Si prevede così in Italia (Tabb. 2 e 3) un’ottima disponibilità di frutti di alta qualità.
Nel mondo
 Come accade ormai da tempo, i produttori guardano con attenzione a quanto avviene nel mondo (Tab. 4), consci delle interazioni commerciali tra i diversi sistemi produttivi e dei possibili impatti sul valore del loro prodotto. Dal punto di vista squisitamente produttivo l’Ucraina segna un nuovo aumento di produzione, frutto dei consistenti investimenti degli ultimi anni. La Russia segue una dinamica simile, ma bisognerà valutare cosa succederà in futuro, sull’onda di programmi di impianto che il governo pare orientato a sostenere. Gli Stati Uniti incrementano ancora il volume di produzione, segnando con un 11% in più sul 2013 il nuovo record di produzione nell’ultimo decennio. Tra gli altri Paesi dell’Emisfero Nord, il Canada segue le medesime dinamiche degli Stati Uniti, con un aumento del 7%, mentre in Messico è attesa una produzione inferiore del 33% rispetto al 2013 ed una delle più basse degli ultimi anni. La Turchia, che è un competitore importante in diverse aree del Medio Oriente e del Nord Africa, prevede una riduzione di produzione del 24% sull’anno precedente, che trova conferma nelle sensazioni degli operatori sui mercati sopra accennati. La Cina, che è il più grande Paese produttore di mele al mondo, potrebbe leggermente diminuire la disponibilità di frutti (- 7%), ma i dati di questo grande Paese sono solamente tendenziali. In sostanza, pur con l’incertezza che caratterizza certe aree e nazioni, la disponibilità di mele nel mondo per l’anno 2014 risulta leggermente inferiore all’anno precedente (- 2,5%).

II ruolo dell’Emisfero Sud

I volumi di mele importati in Europa dall’Emisfero Sud si sono costantemente ridotti per diversi anni e la stagione 2014 conferma in sostanza questo trend. Le ragiono sono diverse e non sempre ben definite, ma certamente le tensioni sul mercato comunitario ed il cambio monetario non hanno incoraggiato l’importazione nell’area dell’Ue. Le previsioni di produzione 2014 in Europa e le forti pressioni sui prezzi, che in qualche misura sono destinate a restare anche nel prosieguo della stagione corrente, saranno fattori che condizioneranno le scelte degli esportatori dei Paesi dell’Emisfero Sud.

L’andamento dei consumi

Se da un lato le produzioni sono tendenzialmente in aumento, in Italia, come in altri Paesi, i consumi confermano di essere in sofferenza. I dati sul decennio 2004-14 recentemente diffusi da CSO riguardo al settore melicolo sono piuttosto significativi, in particolare in termini di acquisto medio per famiglia (-20%) e di spesa media per famiglia (-16%) (Tab. 5). Le motivazioni possono essere molteplici, ma certamente non è indifferente la pressione della crisi economica che investe l’Italia e che condiziona gli atteggiamenti di acquisto. La dinamica dei consumi richiama, peraltro, automaticamente, alla crescente importanza dell’internazionalizzazione delle imprese, fattore strategico per poter mantenere il migliore equilibrio tra domanda ed offerta sul mercato italiano

L’effetto Russia

La chiusura delle frontiere a diversi prodotti agricoli di origine comunitaria è arrivata durante i lavori di Prognosfruit, ad Istanbul nell’agosto scorso, e non ha certamente contribuito a sollevare gli animi dei presenti, già preoccupati del volume stimato di produzione. L’Italia risente certamente della decisione, ma altri Paesi sono investiti ancora più pesantemente dalle conseguenze dell’embargo. Nel caso delle mele, su un totale di esportazione comunitaria di 690.000 t (media 2011-13), l’Italia ha esportato 36.500 t (5,3%), contro 507.000 t della Polonia, pari al 73,5% del totale. Questa fattore genera almeno due ordini di problemi: il primo più specifico e concreto per i produttori italiani, a carico della varietà Granny Smith, particolarmente gradita al consumatore russo; il secondo, indiretto e conseguente alla difficoltà di ricollocazione dell’importante volume di mele, in buona parte di varietà poco adatte al mercato comunitario, che i produttori polacchi si trovano a fronteggiare. Le misure eccezionali attivate dalla Commissione Europea con “ritiri per beneficenza”, “raccolta a verde” e “non raccolta” (gli ultimi due poco adatti al sistema produttivo Italiano) non possono essere giudicati negativamente, ma non saranno certamente in grado di compensare i produttori delle problematiche organizzative ed economiche che conseguono all’embargo. Lo stesso dicasi con le risorse finanziarie addizionali per progetti di promozione, che dovevano essere presentati entro la scadenza del 30 settembre 2014, con il consueto iter istruttorio, complesso ed incerto, e con la prospettiva di vedere i progetti approvati ed operativi più o meno per l’estate 2015. Una maggiore flessibilità e reattività da parte di Bruxelles, con maggiori aperture ai programmi di promozione sui mercati terzi, era auspicata e sarebbe stata opportuna.

L’esportazione in USA
 
L’Italia ortofrutticola è il secondo Paese comunitario, dopo la Polonia, per volume di mele commercializzato all’estero. Dopo la “pausa” dell’annata 2012-13, dovuta solo alla minore disponibilità di prodotto, l’Italia, con la stagione appena chiusa, segna una netta ripresa del volume esportato. In questo contesto merita un breve cenno il progetto di esportazione di mele in USA; l’iniziativa per il 2014 coinvolge i Consorzi Melinda, La Trentina, Vog Terlano (Marlene) e Vip (Val Venosta), con le varietà Gala, Golden, Granny Smith e Fuji prodotte in 12 aree verificate, autorizzate dai servizi fitosanitari di Trento e Bolzano e comunicate già a primavera alle autorità americane. La commercializzazione sarà fatta ancora una volta unitariamente attraverso il Consorzio From, che trova così nuova linfa per sviluppare il proprio ruolo. Con l’anno corrente hanno aderito al progetto anche le OP Mezzacorona (Trentino) e Lagnasco Group (Piemonte) Gli obiettivi per il secondo anno sono ancora limitati in termini quantitativi, ma più precisi in termini qualitativi, tendenti ad approfondire con maggiore dettaglio le caratteristiche del mercato e del sistema distributivo negli USA. Importante sarà anche mettere in evidenza i costi dei diversi passaggi tecnici e della logistica, necessari per arrivare ad una migliore definizione del reale margine economico possibile per i frutticoltori. Dalla stagione corrente, nell’ambito delle attività convenzionate tra Assomela e Centro Servizi Ortofrutticoli di Ferrara, sono peraltro in cantiere ulteriori attività per l’apertura di nuovi mercati di difficile accesso, principalmente Cina, ma anche Messico, Vietnam e Sud Africa.

Conclusioni

Nel corso del 2014 le preoccupazioni dei consumatori si riflettono negativamente sui consumi di beni alimentari. La frutta, con le mele, non fa eccezione. In questo contesto l’Italia e la Comunità Europea avranno una produzione “record”, così come gli USA, Paese che nel Medio Oriente e in altri mercati asiatici compete con l’Italia. Nella Comunità Europea la Germania ha una produzione nazionale molto alta, a cui saranno indirizzati preferenzialmente i consumatori tedeschi. E così avverrà in altri Paesi, come il Regno Unito, dove la logica del “mercato locale”, slogan adatto per produzioni di nicchia più che per salvaguardare gli interessi di migliaia di aziende frutticole, non farà altro che accrescere le difficoltà del sistema produttivo italiano, per vocazione orientato all’esportazione. Da agosto la Russia ha chiuso i propri confini alle mele europee, con conseguenze negative dirette per la Polonia, tradizionale Paese esportatore verso la Russia, ma con probabili problemi indiretti anche per l’Italia. Gli interventi disposti dalla Commissione Europea potranno forse mitigare, ma certamente non superare il problema degli sbocchi di mercato per quantitativi e varietà che i produttori polacchi destinavano ai consumatori russi. Tutto questo deve comunque fare riflettere le aziende ed i produttori europei che dovranno cercare di svincolarsi sempre più da legami commerciali troppo stretti verso pochi Paesi. Note positive si ritrovano peraltro nella capacità di esportazione delle OP italiane, che portano il loro prodotto in oltre 90 Paesi nel mondo, nella probabile minore importazione di mele in contro stagione dall’altro emisfero e nella scarsa produzione della Turchia, che ridurrà la sua presenza e pressione in Nord Africa e Medio Oriente. La minore produzione della Francia, tradizionale competitore per l’Italia, va vista come punto a favore. La qualità dei frutti sarà un fattore differenziale fondamentale. In questo contesto, considerato che le valutazioni per il prodotto da trasformazione industriale sono basse, solo il prodotto di qualità superiore potrà incontrare soddisfazione. L’apertura della stagione commerciale ha di fatto immediatamente confermato la complessità della situazione, ma ha anche messo in evidenza la consueta capacità del sistema organizzato di trovare risposte ai problemi. Tutto il prodotto ha trovato collocazione nelle celle di conservazione, dove potrà restare in attesa di tempi migliori. Le vendite hanno avuto inizio con buona soddisfazione in termini quantitativi, specialmente per il gruppo Gala. Le quotazioni non sono oggi rispondenti alle normali aspettative, ma le opinioni degli operatori nel mondo organizzato sono comunque, sia pur moderatamente, positive verso un miglioramento dello scenario nel corso dei mesi invernali. Ancora una volta bisogna sottolineare il ruolo delle OP, indispensabili per mitigare le potenziali conseguenze delle tensioni di mercato che si manifestano in annate come quella corrente. Come nelle altre occasioni, è utile chiudere questo intervento ricordando alcuni punti chiave sui quali insistere e lavorare: - organizzazione della produzione, intesa come effettiva “centralizzazione decisionale”, che resta decisamente il cardine della proposta di lavoro; - la necessità di investire in ricerca ed innovazione, in prodotti e tecnologie, con un occhio attento ai “temi ambientali”, necessari per mantenere un importante differenziale positivo rispetto ai competitor; - l’internazionalizzazione, per trovare e consolidare nuovi sbocchi in grado di rispondere alle crescenti necessità di esportazione e riequilibrio della offerta interna.

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