Fragola e piccoli frutti, un’altra annata difficile a causa del clima

Semmai fosse necessaria una conferma, l’annata 2017 sta evidenziando, ancora una volta, come la fragola sia fortemente a rischio climatico.

Semmai fosse necessaria una conferma, l’annata 2017 sta evidenziando, ancora una volta, come la fragola sia fortemente a rischio climatico. Gran parte degli areali meridionali sono stati colpiti da una straordinaria ondata di gelo invernale con temperature che nel Metapontino, a gennaio, hanno fatto registrare per un prolungato periodo valori inferiori allo zero termico all’interno delle serre. Anche in Campania, e più limitatamente in Calabria, l’abbassamento termico ha provocato danni ai fragoleti.
Il fenomeno ha determinato un significativo rallentamento dello sviluppo vegetativo delle piante fresche (a “radice nuda”) le quali, messe a dimora all’inizio di ottobre, di norma consentono un flusso produttivo che, a seconda degli ambienti di coltivazione e della varietà, inizia ad essere significativo fin da gennaio, per poi proseguire fino a maggio-giugno. Questo comportamento, standard per le piante fresche, si accentua con un andamento climatico invernale mite che, in genere, si verifica negli ambienti meridionali, seppur con alcune differenze fra area tirrenica e ionica. Il freddo di quest’anno, invece, ha determinato un diverso comportamento delle piante, più simile a quello delle piante frigo-conservate.
L’utilizzo di piante fresche, al pari di altri areali ad inverno mite quali Spagna e California, consente al Sud Italia un prolungato e costante periodo di fruttificazione che, di fatto, ha soppiantato rapidamente da diversi anni l’utilizzo delle piante frigo-conservate che, al contrario, forniscono una maggiore concentrazione di produzione in aprile e maggio. Va tuttavia evidenziato che le piante fresche, in particolare le piante “cime radicate”, manifestano un comportamento analogo a quello di una pianta frigo-conservata qualora si verifichino condizioni climatiche non favorevoli ad un normale sviluppo vegetativo durante i mesi invernali. Purtroppo è ciò che è accaduto nell’ultimo inverno, quando i repentini e prolungati abbassamenti della temperatura registrati a gennaio hanno determinato una concentrazione di fioritura in marzo e di produzione nel successivo mese di aprile.
Va altresì evidenziato che questo ritardo ha spinto diversi produttori all’utilizzo, spesso improprio, di fitoregolatori e di fertilizzazioni al fine di recuperare il tempo perso, causando ulteriore stress alle piante. La risultanza di tutti questi fattori è stato l’abbassamento del livello qualitativo dei frutti, anche di varietà notoriamente conosciute per gli standard elevati quali Sabrosa*-Candonga®, riconosciuta sui mercati proprio per queste caratteristiche. Le settimane centrali di aprile hanno visto prezzi di mercato piuttosto bassi mettendo a dura prova il bilancio economico delle aziende fragolicole lucane e campane dove si concentra complessivamente oltre la metà della fragolicoltura nazionale.
Situazione opposta dal punto di vista dell’andamento climatico si è verificata nei principali areali del Nord Italia come il veronese e il cesenate. L’andamento climatico decisamente mite di febbraio e marzo ha anticipato la maturazione dei frutti, quantificabile in circa due settimane rispetto all’annata precedente. Ciò ha comportato una sovrapposizione con le produzioni meridionali (Spagna compresa), determinando una caduta del prezzo e quindi un inizio negativo dal punto di vista commerciale. Il mercato si è quindi ripreso dai primi giorni di maggio in concomitanza del deciso calo del flusso produttivo meridionale. L’andamento climatico piuttosto freddo e piovoso registrato nel Centro e nel Nord Europa nella prima decade di maggio ha poi determinato un significativo ritardo di maturazione del prodotto locale che ha favorito l’allungamento della finestra commerciale, con riflessi positivi per la fragolicoltura del Nord, almeno fino a tutto il mese di maggio.
Al fine di attenuare i danni che sono provocati da questi andamenti sempre più anomali, il produttore, sia del Nord che del Sud, deve adottare scelte precise, alcune delle quali incidono anche sull’aumento del costo di produzione.
Le varietà non si comportano tutte allo stesso modo e un’opportuna gamma varietale, insieme a più ampie scelte di tipo di pianta e di accorgimenti colturali, resta alla base dei criteri per minimizzare i rischi. Le varietà che manifestano negli anni una maggiore stabilità del comportamento, quindi meno dipendente dall’andamento climatico, sono in grado di garantire maggiormente i produttori. La ricerca sull’innovazione varietale è sempre più attiva nel mondo e, come riportato anche in questo fascicolo, consente ai produttori di poter contare su un numero notevole di nuove varietà ogni anno. Sono sempre più frequenti i programmi di ricerca privati con l’obiettivo principale di ottenere nuovi genotipi sempre più adattati all’ambiente in cui vengono selezionati. Per questa ragione si stanno moltiplicando i programmi di “breeding” strettamente collegati all’ambiente di coltivazione e alle sue peculiarità. Vale la pena ricordare che nell’area di Huelva, in Spagna, sono attualmente attivi ben 7 programmi di miglioramento genetico! Chiudiamo questa nota evidenziando, ancora una volta, un’altra grande problematica: il reperimento di manodopera qualificata. L’elevata concentrazione di produzione fatta registrare negli ambienti meridionali e il forte anticipo registrato in quelli settentrionali hanno accentuato la difficoltà di reperimento degli addetti alla raccolta.

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