Nel nome della sostenibilità

sostenibilità

Il tema della sostenibilità dei processi produttivi in agricoltura resta uno di quelli centrali su cui si stanno concentrando sia l’opinione pubblica, sia, di conseguenza, i legislatori. Non potrebbe essere diversamente se pensiamo ai mutamenti climatici, alle emissioni nocive in atmosfera, alle plastiche nei mari, alla tutela delle risorse non rinnovabili, fino alla salute dei consumatori che in questo ambiente vivono e da questo ambiente ricevono ciò che li nutre. La preoccupazione collettiva cresce.
La legittima richiesta di cibi sani, ottenuti con disciplinari rispettosi e a basso impatto, è diventato terreno di scontro piuttosto che di confronto, fino a coinvolgere le sfere politiche e una schiera sempre più folta di “esperti”, “opinion leader”, commentatori. Perché? Perché non rimanere su un terreno più utile di dialogo, discussione fra addetti ai lavori, supportata da elementi certi, scientificamente validati. Non sempre l’informazione viene da fonti autorevoli, troppe volte i dati vengono interpretati in maniera faziosa o per vantaggi di parte. Non se avvantaggia certo il produttore agricolo, che ha il compito prioritario di difendere il suo raccolto da tante avversità, a prescindere dai disciplinari di coltivazione che adotta, in uno scenario di crescente difficoltà operativa.
L’ortofrutticoltura specializzata italiana, almeno nelle sue parti più virtuose, che sono largamente la maggioranza, ha dimostrato in molteplici occasioni una capacità di rinnovamento prodigiosa, sempre indirizzata dall’innovazione verso la riduzione degli input energetici, la sostenibilità ecologica, etica, sociale. Ricerca scientifica, assistenza tecnica, provvedimenti legislativi e sostegni pubblici da molti anni sono prioritariamente indirizzati verso la sostenibilità, talora non senza preoccupazione e difficoltà da parte degli imprenditori a sostenerne il peso. Certo, passi in avanti se ne potranno e dovranno fare ancora molti, ma per questo servono più fondi destinati alla ricerca, più condivisione fra i vari anelli della filiera agro-alimentare (anziché l’inutile ricerca di qualcuno cui dare la colpa), più sensibilità nel confronto fra decisori politici e rappresentanti di categoria, più apertura verso le tecnologie in grado di accelerare il miglioramento delle tecniche produttive. La sostenibilità è un grande ed irrinunciabile valore che, nelle sue diverse sfumature e accezioni, ha la condivisione di tutti, pur nella diversità delle posizioni e nei diversi modi di approcciarla e garantirla.
Cooperare anziché contrapporsi aiuterebbe a raggiungere obiettivi ambiziosi e ogni giorno più necessari, senza perdere tempo in polemiche poco costruttive per chi produce e per chi consuma.

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