Le crisi e le colpe

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Ormai non fanno quasi più notizia le crisi ricorrenti in cui si dibattono, al pari di altri comparti ortofrutticoli italiani, sia l’uva da tavola, sia gli agrumi, i due più importanti pilastri della frutticoltura meridionale italiana. Le cause le hanno spiegate bene e ripetutamente i tanti esperti che negli anni hanno affrontato il tema, nei diversi tavoli istituzionali e tecnici e dalle posizioni che ciascuno di loro, di volta in volta, assumeva, anche dalle stesse pagine di questa Rivista, che torna puntualmente sul tema.
Leggendo nuovamente in questo fascicolo i diversi contributi proposti viene da chiedersi: in che anno siamo? Le stesse cose le abbiamo già lette molte volte in passato; possibile che così poco sia cambiato? Che molti dei n odi che mettono in difficoltà agrumicoltori e viticoltori del nostro Sud siano ancora irrisolti? Analizzando la situazione si rischia di dare la colpa a tutti, ma è un fatto reale che troppe cose non siano cambiate nonostante i mutamenti internazionali fossero ben evidenti, nonostante le dinamiche del trading, della competizione commerciale, dell’innovazione di prodotto, dei trend di consumo indicassero chiaramente dove si sta andando.
Nel frattempo Paesi nostri concorrenti hanno fatto grandi passi in avanti: hanno saputo riconvertire le produzioni accaparrandosi l’innovazione varietale, si sono organizzati per incrementare le quote di esportazione, per allacciare nuovi rapporti commerciali, per diventare leader degli scambi internazionali e ora ci costringono su posizioni sempre più ristrette o marginali. L’Italia, nonostante un patrimonio colturale enorme, una grande vocazionalità produttiva, un invidiabile “appeal” d’origine, stenta a cambiare passo. Sono certamente positivi i risultati e i nuovi obiettivi che la ricerca di settore sta ottenendo e perseguendo; sono senz’altro elogiabili i nuovi Piani strategici annunciati dalle Istituzioni competenti e che si aggiungeranno a quelli passati non sempre realmente efficaci. Speriamo sia davvero il punto di svolta, altrimenti un colpevole lo si dovrà trovare.
Fra le tante situazioni sbagliate che possono avere responsabilità sullo stato attuale delle cose, in tutti gli anelli della filiera, una emerge con forza: l’incapacità tutta italiana di riuscire a fare sistema, ad aggregare la produzione, lasciando che ogni operatore si muova per conto proprio in aperta concorrenza con gli altri, senza programmazione, senza capire che la concorrenza vera è nel mercato globale, dove si può essere protagonisti solo se organizzati, forti e muniti di strategie condivise e rispettate. In epoca di gilet colorati, forse anche i nostri frutticoltori meridionali dovrebbe indossarne uno tutto loro, ma dello stesso colore, con gli stessi obiettivi. La vera colpa è di chi, pur rappresentando i produttori, non li vuole uniti per tutelare interessi di parte, ma poco lungimiranti.
Le indicazioni sulla strada da intraprendere ci sono, chiare e semplici. Altrimenti saranno ancora crisi e dovremo cercare nuovi colpevoli.

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