Cosa succede al clementine? Eccedenze e scarsa qualità cause della crisi

clementine
Particolare della produzione di Basol, varietà ultra-precoce di clementine introdotta nei campi commerciali.
La crisi commerciale che questa specie sta subendo va affrontata in maniera organica, tanto con interventi strutturali, quanto con accordi commerciali.

A livello nazionale le superfici agrumetate si attestano intorno ai 148 mila ettari (Istat, 2017; Tab. 1), con una diminuzione nell’ultimo decennio di circa il 12%. Rispetto alle specie, l’arancio è quella più coltivata con circa 86.000 ha, seguito dal clementine con circa 26.000 ha. La contrazione della superficie ha interessato l’arancio con un 16%, una lieve flessione si è avuta per il clementine, mentre limoni e mandarini hanno perso rispettivamente il 10 e il 5%. Sulle superfici future sicuramente incideranno le emergenze fitosanitarie (virus della Tristeza), in particolare per le regioni più importanti come Sicilia e Calabria. Le produzioni di arancio incidono per il 58%, seguite dal clementine col 18%, dal limone con il 17% e dal mandarino con il 7%; infine gli agrumi minori - bergamotto, pompelmo, cedro e chinotto – con l’1%.
Per gli agrumi a frutto piccolo in Italia la specie maggiormente diffusa è il clementine; dal punto di vista produttivo la Calabria rappresenta circa il 63% del totale italiano, seguita da Puglia, Sicilia e Basilicata. Il comprensorio ricadente nella zona costiera del Golfo di Taranto, che comprende la provincia di Lecce fino a quella di Cosenza, è l’areale più importante per la produzione di questa specie, data la forte complementarietà dei territori che possono al meglio rispondere alla necessità di ampliamento del calendario di maturazione. Proprio questa specie è stata maggiorente interessata dalla crisi, che ha interessato, in particolare, alcune tipologie di frutti come il gruppo degli agrumi a frutto piccolo, diffuso principalmente nell’area mediterranea dove rappresenta circa il 25% della produzione di mandarino-simili. In questo gruppo si annoverano diverse specie e ibridi che sono accomunati da caratteri come la pezzatura piccola, la sbucciabilità e l’apirenia, carattere, comunque, condizionato da aspetti genetici e soprattutto ambientali, quali la vicinanza di specie interfertili che possono impollinare.

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Pianta di Hernandina, introdotta per l’epoca di maturazione tardiva, ma che non ha soddisfatto pienamente per gli aspetti produttivi.

Dei clementine, la varietà capostipite è il Comune che si distingue per le ottime caratteristiche organolettiche, la pezzatura media, la buona produttività; la persistenza sulla pianta è bassa in quanto il frutto è molto soggetto a fenomeni di senescenza della buccia, fitopatia che rappresenta uno dei problemi più gravi per questa varietà, che lo deprezza commercialmente, limitandone il periodo di mercato. Selezione sanitaria del Comune è il Clementine SRA 63, che si distingue per una migliore omogeneità di pezzatura.
Al gruppo dei clementine appartengono varietà ampiamente sperimentate ed altre che potrebbero essere diffuse previa validazione nei diversi areali produttivi; la maggior parte delle varietà conosciute e coltivate deriva da mutazioni spontanee ritrovate nei diversi areali agrumicoli mediterranei, che si differenziano principalmente per l’epoca di maturazione, la pezzatura e il sapore.
Situazione varietale
Il comportamento delle diverse varietà introdotte in questi anni non è sempre costante rispetto ai diversi areali di coltivazione. Questo a testimonianza del fatto che va considerata la vocazionalità del territorio, prediligendo solo quelle che possono trovare le migliori condizioni per sviluppo e produzione.
Diverse sono le innovazioni varietali nell’ambito dei clementine rivenienti tutte da mutazioni di Oronules riscontrate in Spagna nella seconda metà degli anni ’90 e che si stanno diffondendo nei nostri areali agrumicoli. Si parte a metà settembre con Basol, rinvenuta nel 1999 a Castellon (Spagna), che presenta frutti di colore arancio intenso, di buona pezzatura; dopo qualche giorno si raccoglie Clemensoon, commercializzata nei primi anni come Prenules, selezionata a Algimia d’Alfara (Valencia) nel 1996; i frutti sono di colore arancio intenso, con buccia di medio spessore facile da togliere. Successivamente matura Clemenrubi o Pri23, già introdotto in Italia da circa 10 anni; ha manifestato interessanti performance produttive, con frutti molto precoci, soggetti a colpi di sole; si raccoglie a partire dalla III decade di settembre. Appena dopo si raccoglie Cultifort, mutazione rinvenuta nel 1997 ad Alicante, con pianta di medio vigore e portamento aperto, foglie di piccole dimensioni, coriacee e di colore verde scuro. Il frutto è simile per pezzatura ad Oronules, di colore arancio intenso; si sbuccia con facilità; la polpa è apirena con un buon contenuto in succo. Dopo qualche giorno si raccoglie Orogros o Pri 26, mutazione spontanea riscontrata nel 1996 a Valencia, simile al precedente per caratteri della pianta e del frutto. Tutte queste varietà manifestano, nelle combinazioni di innesto con Citrange, la produzione di gemme multiple che limitano lo sviluppo della pianta, determinando un minore accrescimento ed una debilitazione che può portare al disseccamento.

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Frutti di Clemenrubi, prima varietà di clementine diffusa a partire dal 2005 che è stata abbandonata per i problemi di gemme multiple di cui è affetta.

A seguire si raccoglie Oronules, di media produttività in quanto tende ad alternare; i frutti hanno colorazione arancio-intenso molto attraente, quelli esterni alla chioma sono di qualità inferiore rispetto a quelli interni che colorano meglio. Di pari epoca è Clementine Loretina, con frutti di colore arancio intenso, molto attraente, con ghiandole oleifere prominenti; si sbuccia con facilità, ma il sapore è medio. Sempre nella stessa epoca matura il Clementine Caffin che presenta frutto con buccia leggermente rugosa, di colore arancio intenso, sapore interessante per il periodo; la produttività lascia a desiderare, carattere che migliora su portinnesti come Citrus macrophylla e Poncirus trifoliata. A seguire si raccoglie il Clementine Spinoso, di produttività media, con frutto di forma schiacciata, presenza di cicatrice stilare piccola e leggermente aperta; la buccia è di colore arancio, la polpa è mediamente succosa, buona la pezzatura. Buon comportamento vegeto-produttivo ha avuto, negli areali Jonici lucani, calabresi e pugliesi, il Clementine SRA 89; la pianta presenta elevata allegagione, precoce entrata in produzione, frutto di media pezzatura e sapore buono. Contemporaneo è il Corsica 2, con frutto simile al clementine Comune ed epoca di maturazione precoce (fine ottobre primi di novembre). Quasi contemporanea al Comune è Esbal, di precoce entrata in produzione; presenta fruttificazione elevata e costante, con frutto simile al clementine Comune e buccia di colore arancio.
Dopo il clementine comune, che è la varietà più diffusa, sono state inserite diverse varietà tardive, come Rubino, con fruttificazione buona e costante, con frutto di colore arancio, polpa fine e deliquescente. La pezzatura è inferiore rispetto al Comune e l’epoca di maturazione è tardiva (III decade di dicembre-inizio di gennaio). Successivamente si raccoglie Hernandina, con frutto di colore arancio, che nella parte apicale rimane verde pallido; presenta qualche seme; si può raccogliere fino a gennaio-metà febbraio. Sempre nella stessa epoca matura Nour, di colorazione arancio intenso, pezzatura e sbucciabilità media, di buon sapore, semi pochi o assenti. La maturazione interna avviene dopo il Comune, come pure la colorazione esterna (anche 1 mese dopo). La raccolta avviene a gennaio-febbraio. Un’altra varietà interessante di clementine è il Tardivo, che presenta frutti di buona pezzatura, apirenia, forma sub-sferica, con buccia di colore arancio intenso; matura a gennaio conservando buone caratteristiche fino a febbraio; manifesta alternanza di produzione. Nella fase tardiva per irradiazione di Clemenules è stata ottenuta Clemenverd, che matura da metà gennaio, con colorazione della buccia ritardata.
Situazione commerciale
Nel corso degli anni l’espansione in superficie e quindi produzione del clementine Comune ha determinato un surplus produttivo che si concentra nel periodo da inizio novembre fino a fine dicembre. La situazione di mercato muta a gennaio quando ormai le quantità offerta diminuisce, condizione che consente di spuntare prezzi di mercato superiori. La crisi generalizzata del clementine Comune, che ha origini lontane, è attribuibile tanto a fatti strutturali – è l’unica varietà le cui superfici sono state quasi stabili nell’ultimo decennio, con una leggera perdita del 1,5%, – quanto a cambiamenti da parte del gusto dei consumatori.
L’eccesso di produzione si verifica in quanto sui mercati sono presenti produzioni provenienti dalle principali nazioni europee produttrici, in primis la Spagna, e dai diversi areali agrumicoli italiani. Tale stato si è verificato anche a causa delle mutate condizioni climatiche, che hanno influito facendo accavallare produzioni di diversi areali. A questo si aggiunge che il clementine Comune presenta notevoli problemi di mantenimento delle caratteristiche organolettiche ottimali sulla pianta, che ne inficia la qualità con ripercussioni sulle vendite nei mercati.
Il mercato del clementine risulta interessante anche nella fase precoce e tardiva con le varietà che si raccolgono a partire dalla I decade di ottobre fino a tutto febbraio, in quanto le minori quantità offerte determinano prezzi di mercato più elevati. C’è da considerare che nella fase precoce sul mercato sono presenti anche produzioni provenienti da altri emisferi o le più precoci produzioni spagnole. Da rimarcare che il clima mite presente nella fase precoce non consente un notevole consumo di agrumi tanto da far ben ponderare eventuali investimenti con varietà ultra precoci.

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Frutti di Clementine Tardivo, interessante per l’epoca di produzione; ha però ha manifestato problemi di alternanza di produzione.

Per affrontare tale situazione sarebbe opportuno ampliare le fasi di mercato precoci e tardive attraverso un rinnovamento varietale, che va attuato attraverso un piano organico, non come singola azienda, ma in maniera comprensoriale, che consenta di razionalizzare nei giusti periodi la presenza di prodotto sui mercati, con una serie di interventi strutturali, attraverso anche fondi del PSR, che perseguano la ristrutturazione dell’offerta. In questo modo si ridimensiona la parte produttiva centrale, che comunque va caratterizzata con prodotti di qualità e produzioni eco-compatibili. L’organicità degli interventi va perseguita anche con un Piano Agrumicolo nazionale finalizzato al reimpianto con varietà e portinnesti tecnicamente migliori. Bisogna ricordare che tale obiettivo è già stato considerato in passato con i Piani agrumicoli attuati dalle diverse Regioni, che hanno finanziato investimenti in varietà precoci e tardive per cogliere le migliori fasi di mercato con una maggiore remunerazione. Difatti, i campi effettuati con tali interventi consentono, in questa situazione di crisi, una discreta redditività per questa coltura e risentono meno della crisi commerciale.
Considerando i gusti del consumatore, c’è da rilevare che alla crisi del clementine fa da contraltare un ritorno della domanda di arance; questo dato è probabilmente da attribuire ai cambiamenti nella modalità di consumo degli agrumi, che da frutto fresco a spicchi è passato al succo. Per quanto riguarda il concetto di qualità, ancora oggi quella che consente una maggiore remunerazione è legata principalmente agli aspetti più classici come pezzatura, succosità e assenza di difetti, caratteri che contrastano con le produzioni più eco-compatibili (biologico in primis).
Organizzazione commerciale
L’offerta deve essere modulata in modo da proporre le giuste quantità con una qualità del prodotto costante, che riesca a supportare una vendita a prezzi sostenibili. In questo scenario un ruolo fondamentale lo possono avere le Organizzazioni di Produttori che, oltre ad aggregare la produzione, dovrebbero guidare la parte di campo, indirizzando le scelte dell’imprenditore sia nell’innovazione varietale che nelle tecniche di conduzione, assicurando il conseguimento di un prodotto di qualità. In tale senso sarebbe da rivedere, con opportuni accordi commerciali, la distribuzione, stabilendo con la GDO un tavolo di concertazione per sostenere e promuovere il consumo di agrumi di provenienza nazionale, che siano garanzia di qualità, e, soprattutto, il rispetto di regole di produzione che prediligano il rispetto dell’ambiente e della sicurezza alimentare; un accordo capace anche di controllare la qualità delle produzioni agrumicole importate, conseguite con standard inferiori, soprattutto in termini di sostenibilità e salubrità dei processi produttivi. Infine, si dovrà stimolare l’aggregazione della produzione e, soprattutto, la valorizzazione attraverso marchi di qualità territoriale e di prodotto.

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