AGROFARMACI

Zero residui, record made in Italy

Scendono ancora le irregolarità: 0,6% contro una media europea del 3,5%. Querelle sui multiresidui

Due terzi dei prodotti agroalimentari italiani sono privi di residui di agrofarmaci, un terzo presenta residui entro i limiti di legge mentre le irregolarità sono ferme allo 0,6%, pari a un campione ogni 200 analizzati. I dati racchiusi nell’ultimo rapporto di Legambiente (provocatoriamente chiamato “I pesticidi nel piatto”) sono decisamente rassicuranti, ma non bastano a curare l’ansia da sicurezza dell’associazione ambientalista. Il presidente Vittorio Cogliati Dezza punta infatti il dito contro i multiresidui. A suo dire la presenza di più residui entro i limiti di legge celerebbe rischi per la salute, mai provati scientificamente. Nello stesso report di Legambiente – elaborato su dati forniti da Arpa, Asl e uffici pubblici regionali – i campioni con multiresidui scendono al 17% (erano 18,5% nel 2011).

«Ancora una volta – dichiara Agrofarma – non viene dato il dovuto riconoscimento ai controlli regolarmente effettuati dalle autorità competenti: l’ortofrutta italiana è sottoposta a rigorose e continuative verifiche da parte del ministero della Salute, dalle quali emerge un quadro del tutto rassicurante». Il confronto con i dati europei evidenzia il virtuosismo italiano: dai dati Efssa emerge come in Italia solo lo 0,4% di frutta e verdura presenti residui al di sopra dei limiti di legge rispetto ad una media europea del 3,5%. Legambiente non pare tenere in giusta considerazione nemmeno il contributo degli agricoltori: nel Belpaese, dal 1993 a oggi, i residui irregolari sono passati dal 5,6% allo 0,4%, nonostante un’evoluzione normativa piuttosto stringente. Revisione delle registrazioni, armonizzazione dei residui e riclassificazione delle etichette hanno cancellato oltre due terzi dei prodotti dall’agrofarmacopea europea. E la normativa sugli usi sostenibili sta per introdurre ulteriori vincoli. La diminuzione dei prodotti utilizzabili sulle colture minori faceva temere un’innalzamento delle irregolarità su queste tipologie, ma ciò non si è verificato.

Una minore disponibilità di contromisure per la difesa che non avviene gratis. Solo per fare degli esempi si possono citare la recente avanzata della cocciniglie su frutta e vite, avvenuta parallelamente alle revoche dei fosforganici. Lo stesso è avvenuto con il black rot, patologia fungina un tempo secondaria per la vite, la cui importanza è aumentata con la minore disponibilità di ditiocarbammati.

«In riferimento poi – specifica Agrofarma – agli allarmi lanciati sulla presenza contemporanea di più principi chimici, evidenziamo che il limite massimo di residuo fissato per legge applica un fattore di sicurezza 100». Tutte tematiche ignorate da Legambiente, che da oltre vent’anni continua a ribadire lo stesso allarme, incurante dell’evoluzione della normativa e dei cambiamenti dell’agricoltura.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome